Così il clan Bevilacqua aveva infiltrato il Comune di Barrafranca


Ora trema anche il Comune di Barrafranca. Perché secondo i carabinieri del Ros il clan era in grado di incidere attraverso amministratori compiacenti sulle scelte del Comune. 

Raffaele Bevilacqua, ritornato in libertà, aveva infatti messo in moto una serie di azioni criminali per assumere il pieno controllo del territorio ed assicurarsi lauti ritorni economici, individuando nell’appalto del valore di 7.5 milioni di euro per la gestione dei Rsu del comune di Barrafranca il più importante obiettivo. La famiglia Bevilacqua – Raffaele, Flavio Alberto e Maria Concetta – agiva con l’ausilio di Alessandro Salvaggio e del figlio Salvatore, di Salvatore Privitelli e di Luigi Fabio La Mattina, imponendo all’Ati agrigentina vincitrice dell’appalto l’affitto degli spazi per il ricovero dei mezzi per un importo annuo di 27.000 euro e facendosi pagare il pizzo attraverso bonifici così da giustificare i pagamenti come regolare canone di locazione.

L’indagine, ha permesso di documentare anche come la famiglia mafiosa fosse in grado di incidere attraverso amministratori compiacenti sulle scelte del Comune di Barrafranca. E’ stata accertata, infatti, la diretta e fondamentale partecipazione di Giuseppe Zuccalà, arrestato, responsabile del IV Settore-Gestione del Territorio Infrastrutture e Servizi Manutentivi del Comune, nell’assegnazione di un appalto, con il metodo dell’affidamento diretto all’imprenditore Salvatore Blasco, risultato essere in stretti rapporti con la famiglia Bevilacqua.

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