BTp, con la mossa Bce un cuscinetto extra che vale 70 miliardi



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Dietro la frenata registrata dallo spread ci sono già le munizioni di Francoforte

di Maximilian Cellino

Cinque grafici per spiegare la tempesta perfetta sui mercati

4′ di lettura

Arrivano i nostri. C’è evidentemente anche e soprattutto la mano amica della Bce dietro il ritorno su livelli più accettabili dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Se il BTp decennale si è potuto attestare mercoledì 25 sera all’1,55%, quasi un punto percentuale in meno rispetto a una settimana prima, riportando lo spread sul Bund stabilmente sotto quota 200, lo si deve appunto all’ampliamento della portata dei riacquisti marchiati Eurotower dopo l’annuncio shock del programma di emergenza da 750 miliardi di euro denominato Pepp (Pandemic emergency purchase programme).

Per la conferma ufficiale occorrerà attendere lunedì 30 marzo, quando saranno comunicati i dati sulle operazioni effettuate fra il 18 e il 25 marzo senza però specificare verso quali Paesi siano stati rivolti gli acquisti (per quelli si dovrà aspettare il resoconto di marzo, all’inizio di aprile), ma è evidente come dalle parti di Francoforte si sia fin da subito premuto sull’acceleratore. Già la settimana precedente – quella che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo e la «sfortunata» conferenza stampa del presidente, Christine Lagarde – si era per la verità registrato un incremento.

Gli acquisti complessivi per l’intero programma erano infatti cresciuti a 17,4 miliardi rispetto alla media di 6 miliardi delle precedenti sei settimane: un segno evidente di come si fosse già messo mano, per un ammontare approssimativo compreso fra 10 e 12 miliardi, al primo programma supplementare da 120 miliardi annunciato già in quell’occasione. I dati ufficiali avevano poi rivelato come tre quarti di quei fondi fossero stati dirottati sui titoli pubblici (13 miliardi a fronte dei 3,5 miliardi medi precedenti e dei 2,1 miliardi destinati invece ai corporate bond) offrendo anche indicazioni sulla suddivisione della potenza di fuoco del programma di emergenza.

Su come gli oltre mille miliardi messi a disposizione del bilancio Bce (il Pepp e gli altri acquisti deliberati il 12 marzo si sommano infatti ai 20 miliardi mensili riattivati in autunno) saranno distribuiti fra i vari Paesi si possono per il momento fare soltanto supposizioni. Sulla carta l’Eurotower ha incluso per la prima volta fra i beneficiari la Grecia, ha in teoria mantenuto la discussa regola che commisura gli acquisti alle quote che ciascun Paese ha sottoscritto del capitale dell’istituto centrale e il limite massimo al 33% per l’ammontare di ogni emissione detenuta in portafoglio, ma si è anche lasciata più margini di flessibilità rispetto al passato.

Le stime degli analisti Pur basandosi sulla stretta osservanza degli attuali vincoli, gli analisti di UniCredit Research calcolano che per il resto del 2020 i BTp potrebbero essere interessati da un flusso di acquisti fra 90 e 105 miliardi a seconda del fatto che la Bce possa destinare ai titoli di Stato il 60% o il 70% dei fondi complessivi (ipotesi quest’ultima più probabile, vista la distribuzione delle operazioni della settimana tra il 16 e il 22 marzo). Si tratta di una cifra importante – raggiungibile anche senza dover ritoccare il limite del 33% – soprattutto perché lascerebbe al Tesoro ampi margini di manovra nell’emettere debito supplementare per coprire le misure previste per contrastare l’emergenza Covid-19: «Considerando che l’offerta netta al momento prevista da qui a fine anno ammonta a 32 miliardi, l’intervento Bce potrebbe contribuire ad assorbire emissioni extra per 55-70 miliardi», conferma Luca Cazzulani, strategist di UniCredit.

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