Le ferite “invisibili” del virus, sostegno agli operatori della sanità e interventi sul territorio



disagio psicologico

Si organizzano momenti di decongestione emotiva per chi lavora in ospedale ed è attiva la rete assistenziale ordinaria

di Nicola Barone

Medici allo stremo, ma in 8mila rispondono al bando

3′ di lettura

Sono in prima linea, e per primi subiscono l’urto dell’epidemia. Medici in servizio e camici bianchi tornati dalla pensione per non far mancare un aiuto nel momento più difficile. E ancora infermieri, operatori della sanità, volontari. Molti i morti, centinaia e centinaia i contagiati. Un carico di vite perse cui si aggiungono le ferite meno visibili, quelle legate alle defatiganti ore di impegno diretto, alla sofferenza dei malati vista da così vicino, all’apprensione per ciò che di oscuramente insidioso aleggia intorno al virus. Ansia e umore depresso, tensione mentale e del corpo, sonno che se ne va. La lista è lunga.

Dal Gemelli sostegno a operatori sanitari Psichiatri e psicologi del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma lavorano a supporto di medici e infermieri impegnati sul fronte Covid-19, anche con un decalogo per potenziare i meccanismi di resilienza. Luigi Janiri, docente di Psichiatria all’Università Cattolica, richiama «la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi. È stata definita come “una magia ordinaria”, poiché le sue basi, anche biologiche, sono rappresentate da quei sistemi di adattamento e sopravvivenza umana che possono sorprendentemente rivelarsi anche in momenti di crisi straordinaria». In caso di necessità si ha a disposizione un numero di telefono o è possibile scrivere a un indirizzo di posta elettronica dedicato, sette giorni su sette. Questo se gli operatori «hanno bisogno di supporto o sentono che potrebbero o dovrebbero gestire meglio le situazioni che stanno vivendo. Possono inoltre anche solo sostenere il progetto compilando un questionario di 5 minuti per segnalare il livello di stress che sta affrontando la sanità italiana in questi giorni».

A Bergamo infermieri e medici lavorano giorno e notte, aiutateci

Al Pascale di Napoli spazi di decongestione All’ospedale Pascale di Napoli è stato integrato il servizio di Psicologia con uno spazio ad hoc. Daniela Barberio e il suo team hanno creato dei momenti di decongestione emotiva cui si può fare accesso in qualsiasi momento della giornata. «Si conoscono ancora poco – racconta Barberio – le conseguenze psicologiche di questo “attacco” ma quello che è certo è che gli operatori sanitari sono stanchi e spaventati. Hanno paura di sbagliare, paura naturalmente di essere contagiati, paura di non farcela ad andare avanti in queste condizioni. C’è angoscia, inquietudine, sofferenza ma anche un mix di impotenza e di onnipotenza insieme». In chi assiste i malati forte è la paura di infettare inconsapevolmente pazienti e familiari. «Siamo chiamati ogni giorno a pensare e ad agire nell’emergenza in cui siamo costretti ad assumere comportamenti diversi modificando continuamente i nostri schemi cognitivi e soprattutto con dei picchi emotivi senza precedenti – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – i nostri medici e infermieri hanno una responsabilità tripla, quella verso loro stessi, verso le loro famiglie e ovviamente verso gli ammalati che hanno in cura. Sostenerli emotivamente in questo momento è doveroso».

La rete di salute mentale sul territorio Servizi di ascolto e consulenza per chiunque si trovi ad affrontare una situazione di disagio a causa dell’isolamento forzato si stanno moltiplicando nelle ultime ore. La Società psicoanalitica italiana ha mobilitato gratuitamente via web i suoi undici centri sul territorio nazionale. Una modalità di intervento dettata dalle circostanze speciali che si aggiunge alla rete tradizionale di cura. «Tutti noi risentiamo dello stress da isolamento e gli utenti della salute mentale possono essere tra i più sensibili. La psichiatria opera anche prevenendo per quanto più possibile situazioni di scompenso acuto tale da richiedere ricovero (a volte coatto) in ospedale. Per raggiungere quindi questo obiettivo sempre, e mai come in questo momento, è fondamentale il ruolo della psichiatria territoriale» spiega Emanuele Caroppo, dirigente medico del Ssn e psicoanalista della Spi. «Garantire la continuità delle cure e del supporto, anche domiciliare, agli utenti già in carico e accogliere nuove richieste di aiuto, magari legate in parte all’impatto psicologico del virus e del lockdown, significa tutelare e implementare la salute mentale attutendo l’entità dei danni invisibili con cui purtroppo e inevitabilmente dovremo confrontarci una volta ultimata l’emergenza infettivologica che ora attira di più l’attenzione». Da un’attenta analisi dei numeri ufficiali del Covid-19 emerge chiaramente che tra i decessi al di sotto dei cinquanta anni una buona percentuale riguarda proprio utenti della salute mentale. Secondo Caroppo «a giustificare questi dati, oltre alle condizioni generali di salute più compromesse e ai danni da stress della solitudine derivante anche dallo stigma, è probabilmente possibile considerare la riduzione delle capacità di autoprotezione che caratterizza i disturbi psichiatrici più gravi».

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